Un focus sui Poor Comprehenders: come l’apparenza può ingannare.

Un focus sui Poor Comprehenders: come l’apparenza può ingannare.
9 maggio 2016 Pierpaolo Salino

Sgombriamo subito il campo da un’opinione comunemente diffusa soprattutto tra i “non addetti ai lavori”: allo studente che ha Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) non è precluso nulla, compresi gli stessi traguardi di uno studente normolettore. E’ bene sottolinearlo e non dare nulla per scontato perché dobbiamo sempre ricordarci che la legge che norma il quadro di DSA è relativamente recente (2010) ed è ancora troppo radicata la credenza che per anni ha descritto questi casi.

Nell’immaginario collettivo troviamo il maestro, dietro alla sua scrivania, che scruta la famiglia a colloquio e sentenzia: “E’ bravo ma non si applica”.

Va perciò detto che uno studente con DSA ha alcune funzioni cognitive compromesse, ma ha un profilo intellettivo (e quindi un Quoziente di Intelligenza) integro e perfettamente nella norma.

E’ il caso anche dei poor comprehenders – in italiano “cattivi lettori” – , soggetti che mostrano abilità di decodifica adeguate ma che possiedono una caduta specifica nei compiti di comprensione. E’ inatteso, inaspettato: lo studente riesce a leggere adeguatamente ma non riesce a comprendere il significato del testo. E questo disturbo è tanto più difficile da rilevare se si pensa che la sola lettura strumentale non predice nessun tipo di deficit. E’ solo quando al ragazzo vengono poste delle domande sul significato del testo che la carenza viene rilevata e spesso bollata come disattenzione o svogliatezza.

Il profilo dei “cattivi lettori” è essenzialmente diverso da quello dei dislessici.bimbo che legge

I poor comprehenders infatti possiedono buone competenze fonologiche. Quando si definiscono i problemi legati al linguaggio si fa riferimento a due dimensioni: una legata all’elaborazione fonologica e una legata alla comprensione del discorso e agli aspetti semantici e sintattici del linguaggio.

Inoltre, la caduta di comprensione inaspettata nel poor comprehender non è facilmente riconoscibile nel contesto classe: il fatto che ci siano buone competenze strumentali rende agli insegnanti più difficoltosa l’individuazione di questa particolare difficoltà.

Tuttavia gli strumenti inclusi nelle prove MT permettono di rilevare il deficit: semplificando, allo studente viene richiesto di leggere silenziosamente un brano, senza limiti di tempo, e di rispondere a un numero variabile di domande a risposta multipla (questo evita al soggetto di doversi esprimere verbalmente andando a testare solamente la capacità di comprensione del testo).

Quando si parla di DSA è bene quindi prestare molta attenzione alle generalizzazioni che descrivono questi problemi: dobbiamo essere pronti a farci stupire e a prestare attenzione alle cadute inaspettate.

Tutor dell'apprendimento, appassionato di scrittura creativa ed efficace, sostenitore delle buone politiche per l'inclusione e l'innovazione.