Lo Spazio diagnostico: domande e risposte per capire il modello del Centro Ampia

Lo Spazio diagnostico: domande e risposte per capire il modello del Centro Ampia
3 luglio 2019 Sara Casale

Come nasce lo Spazio Diagnostico?

In questi anni l’incontro con le famiglie e gli insegnanti ci ha restituito un quadro piuttosto frammentato, nel quale i genitori, dibattuti inizialmente fra prestazioni pubbliche e private, optavano spesso per le seconde per scongiurare le attese delle prime, trovandosi però a dover fronteggiare, talora, spese impegnative.

Al termine dell’iter diagnostico, poi, genitori e bambino venivano catapultati di nuovo fuori dalla studio del professionista, completamente disorientati sul da farsi, in difficoltà con gli insegnanti che pure si muovevano incerti sulle indicazioni riportate nella relazione clinica.

Allo stesso modo, i professionisti e le figure coinvolte restavano isolate e la diagnosi si riduceva ad un’etichetta sulla carta di identità del bambino.

Strutturare un modello organizzativo capace di mettere in comunicazione figure e competenze differenti, in grado di integrare, raccordare, ridurre la frammentazione degli interventi, contenere i costi e i tempi è sembrato il progetto più ovvio sul quale lavorare.

 E così abbiamo cominciato a riflettere sull’assetto organizzativo e sull’approccio del quale intendevamo farci portavoce e pionieri.

Abbiamo considerato che per un genitore, è più facile rivolgersi inizialmente ad un unico operatore.

Da qui è sorta l’esigenza, pur lavorando in équipe con un costante confronto sui casi, di individuare un limitato numero di prove capaci di identificare situazioni di rischio nelle diverse aree evolutive al fine di selezionare in modo mirato gli approfondimenti necessari e le priorità nell’intervento abilitativo.

Questo per restituire un’immagine unitaria delle problematiche evitando un numero eccessivo di valutazioni, onerose per la famiglia ed impegnative per il bambino.

Come ridurre la frammentazione degli interventi?

Il confronto in equipe è fondamentale per restituire un quadro unitario alla famiglia ma anche per individuare le aree che meritano un approfondimento e le misure didattiche più idonee.

Il confronto con altri specialisti lo abbiamo inserito già nella fase valutativa e che precede la stesura della relazione clinica perché è funzionale alla costruzione di un quadro multidimensionale.

Il confronto si tradurrà in collaborazione e raccordo nella fase successiva, quando l’iter sarà concluso e bisognerà mettere in piedi una rete di supporto per lo studente e i genitori.

 Come è strutturato il modello dello Spazio Diagnostico?

L’organizzazione che sottende al servizio cerca di rispondere in modo più efficace ai bisogni emersi dal confronto con famiglie e insegnanti e propone prassi di lavoro che auspichiamo possano diventare un modello per altre realtà che si occupano di diagnostica.

Il nostro modello, quindi, vuole:

  1. restituire un profilo completo e multidimensionale del bambino;

  2. valorizzare le competenze del tutor per dare continuità al lavoro dei clinici;

  3. tradurre in chiare istruzioni didattiche i dati emersi nella valutazione;

  4. accompagnare la famiglia e lo studente al termine dell’iter diagnostico.

Perché una equipe multidisciplinare?

L’équipe multidisciplinare per la certificazione di DSA è costituita da «neuropsichiatri infantili, psicologi e logopedisti, eventualmente integrati da altri professionisti sanitari e modulabile a seconda delle fasce di età» (art. 2, c.1, Accordo Stato-Regioni 25/07/2012).

La nostra esperienza ci ha suggerito l’introduzione anche del tutor dell’apprendimento, figura dotata di competenze in grado di operare una mediazione tra clinici, insegnanti e genitori.

Perché inserire questa figura nell’equipe multidisciplinare?

Effettuata la valutazione e formulata la diagnosi, occorre definire un progetto complessivo di intervento da comunicare alle famiglie.

Il tutor dell’apprendimento si occupa della redazione dei suggerimenti didattici e stabilisce i contatti con il personale scolastico ai fini di integrare programmi educativi e interventi specifici.

Sostanzialmente, favorisce la collaborazione con le persone e le agenzie che si occupano della salute e dell’educazione del soggetto con DSA (famiglia, insegnanti, scuole, clinici specialisti e pediatri) al fine di promuovere la migliore informazione e sensibilizzazione sul disturbo e di garantire continuità al lavoro dei clinici, colmando la distanza tra valutazione diagnostica e inclusione scolastica.

Come opera il tutor dell’apprendimento?

Stabiliti i contatti con gli insegnanti, si rende disponibile al confronto per la traduzione dei dati emersi in sede di valutazione e per l’indicazione di strumenti e misure immediatamente spendibili nella pratica didattica quotidiana al fine di ridurre i tempi necessari per individuare le prassi migliori per il singolo studente.

Il tutor, quindi, partecipa, se richiesto, alla stesura del PDP e accompagna le famiglie nel percorso che dallo Spazio Diagnostico conduce a scuola.

Direttrice Centro A.m.p.i.a.