Comunità educanti e nuove sfide: tra emergenza e nuove opportunità

Comunità educanti e nuove sfide: tra emergenza e nuove opportunità
23 Marzo 2020 Daniela Marreu

Un’emergenza imprevedibile travolge tutto e scompiglia tutti i piani.
Resta una sola certezza: la cultura, l’educazione, le relazioni non si possono fermare.
Allora tutto dovrà essere ripensato e organizzato alla luce dei nuovi limiti, rispondendo ai nuovi bisogni e, come sempre, nasceranno anche nuove opportunità!
Intanto dietro le quinte, la comunità di Lunetta Park è impegnata in un grande esercizio di creatività per affrontare l’incertezza. Attiviamo servizi efficaci anche da remoto.
Individuiamo gli strumenti digitali più adatti per ogni esigenza. Contattiamo le famiglie per concordare insieme nuovi modi per insegnare, apprendere, stare insieme, chiedere supporto, scambiare idee e avanzare proposte.

Rispondere ai bisogni delle persone, aiutare ciascuno a risolvere i propri problemi e raggiungere i propri scopi, favorire la condivisione, lo spirito di comunità e, in tutto questo, fare attenzione a non lasciare indietro nessuno. E’ la sfida di ogni social worker, mai uguale a se stessa, si riconfigura ogni volta che repentini cambiamenti travolgono le nostre società. Incertezza, pressione psicologica, limitazione delle libertà individuali, distanze fisiche che trasformano il nostro modo di agire e di entrare in relazione con gli altri.
Una condizione che accomuna tutti senza distinzione, ma gli strumenti a disposizione per farvi fronte, quelli no, non sono uguali per tutti.

C’è una questione di equità e inclusione sociale che preme più che mai, perché è evidente il rischio di inciampare nel famoso paradosso dell’ospedale che cura i sani quando si attivano servizi che presuppongono disponibilità di attrezzature, accesso alla rete, ma soprattutto adeguate competenze digitali per poterne usufruire.
In tempi di emergenza si tampona e soprattutto si sostiene, si offre supporto in ogni modo per superare le difficoltà. Ma del digital divide ricordiamocene anche dopo, quando nel design dei servizi ci chiediamo di cosa c’è davvero bisogno perché le opportunità siano davvero accessibili a tutti. E ricordiamoci di valorizzare il potenziale di sviluppo di ogni metodo e strumento che l’emergenza ci ha obbligato a sperimentare: i limiti e le contraddizioni sono spesso eredità del vecchio più che caratteristica intrinseca del nuovo, quindi possiamo scegliere di accogliere il cambiamento in modo critico e responsabile, senza demonizzazioni né facili entusiasmi.

Questa crisi lascerà una preziosa eredità di nuove competenze da mettere a sistema, nuove consapevolezze sull’importanza di tutto ciò che nell’emergenza ha rappresentato l’unica alternativa possibile, visioni più chiare su quanto è stato fatto e quanto resta da fare per superare gli ostacoli ancora troppo saldi sul nostro cammino.
Sarà una grande palestra di innovazione sociale, se sapremo cogliere il guanto di sfida. Ma l’innovazione sociale è tale quando il cambiamento è vantaggioso e sostenibile per tutti e rappresenta un avanzamento nel percorso di emancipazione anche per le fasce più fragili della popolazione.

Per questo come comunità educante ci sentiamo responsabili più che mai e saremo guardiani del diritto allo studio e accesso alla cultura per tutte le nostre studentesse e i nostri studenti e per le loro famiglie, ma specialmente per coloro che in questi giorni fanno più fatica perché non hanno wifi a casa, perché non sanno come usare lo smartphone per studiare, perché non hanno qualcuno a cui chiedere aiuto, perché non sanno come aiutare i propri figli ad andare a scuola restando a casa.

Ecco i servizi a distanza già operativi, nei prossimi giorni lavoreremo incessantemente per attivare tutti gli altri.