Fuori classe è una summer school gratuita dedicata al lifelong learning, pensata come uno spazio aperto di incontro tra chi si occupa di educazione, formazione, innovazione sociale, ricerca, cooperazione e terzo settore.
L’apprendimento continuo è una delle grandi sfide del nostro tempo.
Riguarda la scuola, ma anche il lavoro, il welfare, le comunità, le tecnologie, le disuguaglianze e le trasformazioni sociali che attraversano le nostre città.
Per questo vogliamo aprirci a nuove prospettive.
Durante le tre giornate alterneremo interventi curati da Archilabò, contributi selezionati attraverso una call pubblica, ospiti ed esperti invitati e momenti di discussione collettiva.
Porteremo il nostro sguardo e le nostre esperienze, ma FUORI CLASSE nasce soprattutto dalla volontà di aprire uno spazio di confronto ampio e plurale.
Perché Fuori classe?
Perché oggi l’apprendimento avviene sempre più spesso fuori dai contesti tradizionali.
Fuori dalle aule.
Fuori dai percorsi lineari.
Fuori dalle etichette che separano chi insegna da chi impara.
Fuori dal periodo di apprendimento scolastico e universitario.
- Fuori dall’idea che si impari solo da giovani.
Tre giorni FUORI dalla CLASSE
per mettere in discussione tutto quello che sappiamo sull’apprendimento.
Programma
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Giovedì 3 settembre – METODOLOGIE
Paolo Martinelli è presidente di Archilabò e insegna Semiotica all’Università di Bologna e alla Naba di Roma. È consulente del Dipartimento della funzione pubblica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Daniele Barca è dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo 3 di Modena. Umanista prestato alle tecnologie per la didattica, segue dal 1995 progetti e iniziative in questo ambito e ha collaborato con Indire e altre agenzie formative e universitarie sull’introduzione dell’ICT nella didattica, oltre che alla stesura del Piano Nazionale Scuola Digitale. La sua scuola aderisce alla rete nazionale DADA (www.scuoledada.it), che ha introdotto metodologie didattiche legate agli ambienti di apprendimento per superare la lezione frontale verso stili di insegnamento centrati sul coinvolgimento attivo degli studenti e sulla personalizzazione degli apprendimenti. Nel 2023, in occasione del 60° anniversario della scuola media unica, ha pubblicato per Giunti Scuola il pamphlet La scuola dell’età dello tsunami. È inoltre autore dei volumi L’inatteso. Intelligenza Artificiale under 14 a scuola (WinScuola, 2025) e Il socio AI. Cronache di un anno scolastico aumentato (WinScuola, 2026).
Luca Padova è tra i fondatori di Baumhaus, cooperativa sociale che si occupa di formazione, orientamento e transizione lavorativa, e di produzione culturale, in particolare con le nuove generazioni e le persone ai margini del potere sociale ed economico.
11:00 – Coffee break
Come si costruisce un orientamento che non si limiti a informare, ma accompagni le persone a comprendere il senso della propria formazione e il valore delle competenze che svilupperanno?
L’intervento propone una riflessione sul ruolo dell’orientamento come processo educativo capace di mettere in relazione formazione, competenze e mondo del lavoro, superando una visione della scelta fondata esclusivamente sull’offerta formativa. In questa prospettiva, le Lauree a Orientamento Professionale costituiscono un caso di studio significativo: non rappresentano soltanto un diverso percorso universitario, ma un modello che integra apprendimento accademico, esperienza sul campo e dialogo costante con il sistema produttivo.
La loro specificità non risiede semplicemente nella presenza di un tirocinio esteso, ma nel modo in cui sono progettate: la pratica attribuisce significato alla teoria e la teoria consente di interpretare criticamente la pratica. È questa continua relazione tra i due livelli che riduce il divario tra sapere e saper fare e rende possibile un apprendimento realmente significativo.
A partire dall’esperienza di Fondazione SUPER, saranno presentati strumenti e pratiche sviluppati per accompagnare studenti e studentesse nella costruzione di una scelta consapevole, basati in particolar modo su informazioni raccolte tramite interviste semi-strutturate a persone studenti e aziende e lo sviluppo del MOOC StepByStep (https://www.formatorisuper.it/). Strumenti differenti, ma accomunati da un unico obiettivo: trasformare l’orientamento da trasmissione di informazioni a esperienza di apprendimento.
L’intervento alternerà brevi momenti teorici a una dimostrazione di metodologie attive, attraverso la condivisione di attività utilizzate in classe e la presentazione di alcuni dispositivi utilizzati nel MOOC StepByStep, con l’obiettivo di mostrare come l’orientamento possa trasformarsi in un’esperienza di apprendimento. L’obiettivo è offrire una riflessione metodologica trasferibile anche ad altri contesti educativi, mostrando come orientare significhi costruire connessioni tra persone, conoscenze ed esperienze, affinché la formazione diventi una leva di sviluppo individuale, professionale e sociale.
In un contesto caratterizzato da incertezza e continui cambiamenti, orientare non significa aiutare gli studenti a scegliere tra una serie di opzioni, ma accompagnarli a conoscere meglio sé stessi per prendere decisioni consapevoli e costruire il proprio percorso futuro, personale e professionale.
L’orientamento diventa così una delle competenze chiave per gli insegnanti, che possono potenziare il loro impatto di educatori, sostenendo gli studenti nello sviluppo di una maggiore autonomia e consapevolezza.
Orientare significa quindi aiutare gli studenti ad acquisire maggiore consapevolezza del loro percorso, delle proprie risorse, interessi e competenze, per immaginare direzioni possibili, grazie all’utilizzo di tecniche e strumenti dedicati.
In questo ambito, diventa centrale considerare, da una nuova e diversa prospettiva, il processo della scelta e della decisione e come ciascuna aiuta a comporre la storia di ognuno di noi.
Compito del docente diventa così accompagnare gli studenti in un viaggio di scoperta e immaginazione, attraverso la conoscenza e la sperimentazione di tecniche e strumenti di orientamento che utilizzano anche lo strumento ludico, insegnando ad accogliere la possibilità di sbagliare, aiutandoli a comprendere le proprie scelte, e sviluppare soft skill quali creatività e flessibilità cognitiva.
In questo intervento cercherò di offrire nuovi punti di vista a insegnanti ed educatori, insieme ad alcuni spunti operativi, per aiutarli ad accompagnare gli studenti alla scoperta di sé stessi e alla valorizzazione delle loro soft skill.
Carlotta Casacci è pedagogista – esperta in orientamento per l’Università di Bologna e progetti educativi e di inclusione per Archilabò.
Silvia Zanichelli è esperta in didattica dell’italiano L2 e pratiche di embodiment per Archilabò.
12:50: Pranzo
Alessandra Zagli è socia di LAMA Impresa Sociale, progettista esperta e innovatrice sociale. Laureata in Filosofia e in Economia dello Sviluppo presso l’Università di Firenze, si occupa oggi di rigenerazione territoriale e policy design e coordina la Londa School of Economics, polo di formazione, ricerca e innovazione multidisciplinare al servizio del territorio, con nuove cornici interpretative del fare economia nelle aree interne e montane.
Gloria Casanova è Learning Engagement Manager presso Digit’Ed S.p.A., sociologa e progettista della formazione per organizzazioni complesse. Dopo la laurea in Sociologia, ha approfondito i temi dell’interazionismo simbolico, degli studi di genere e dell’impatto della digitalizzazione sui fenomeni sociali, maturando esperienze di studio e lavoro in contesti internazionali. Ha lavorato nella consulenza strategica a supporto delle politiche pubbliche nei settori della formazione, dell’università, della ricerca e dell’innovazione. Dal 2019 si occupa di progettazione della formazione per organizzazioni pubbliche e private, con un approccio ecosistemico che integra analisi dei contesti, dinamiche organizzative e processi di apprendimento.
La formazione adulta continua a muoversi prevalentemente entro modelli cognitivi di trasmissione: competenze da trasferire, contenuti da acquisire. Quindici anni di lavoro con gli adulti mi hanno offerto un’osservazione privilegiata sui limiti di un sapere che coinvolge solo la testa, trascurando corpo, emozione e immaginario come risorse attive dell’apprendimento. L’intervento propone tre strumenti pratici, radicati nell’esperienza della poesiaterapia ma trasferibili a contesti formativi diversi, capaci di rendere integrato l’apprendimento adulto, attivando simultaneamente dimensioni cognitive, corporee ed emotive. Il clustering come connessione associativa: un dispositivo non lineare che aggancia le conoscenze nuove alle esperienze pregresse attraverso la rete semantica e immaginativa di ciascuno, in linea con quanto la ricerca sull’embodied cognition ci dice sull’apprendimento situato e incarnato. La lettura mindful come pratica contemplativa: rallentare il testo per ascoltare la risposta del corpo prima che intervenga l’analisi, attivando l’interocezione e, attraverso i neuroni specchio, un’elaborazione profonda del significato. Il journaling come metanalisi: scrivere non per produrre ma per guardare il proprio processo di apprendimento dall’interno, grazie a uno strumento di autoregolazione e integrazione emotiva sostenuto dalla ricerca sulla scrittura espressiva e riflessiva. Il quadro dello Universal Design for Learning (UDL) e le neuroscienze forniscono la base scientifica e metodologica per comprendere perché questi strumenti funzionano sia per i discenti che per formatori, e come portarli in contesti diversi di lifelong learning. L’intervento alterna riflessione teorica e pratica diretta, i partecipanti sperimenteranno almeno uno degli strumenti proposti.
15:50 – Pausa
Barbara Quadernucci è psicologa e psicoterapeuta in formazione continua, allenatrice emotiva e istruttrice di mindfulness psicosomatica. È presidente, referente didattica e trainer dell’Associazione LIFE SKILLS® Italia.
La cultura occidentale dentro la quale cresciamo, ancora oggi ci alimenta con una ricetta a base di pane, eteronormatività, razzismo, classismo e abilismo, costringendoci a vedere ciò che abbiamo intorno in maniera binaria e dicotomica. L’adesione a questo modello, che tante volte accade senza possibilità di critica o messa in discussione, porta le figure educative a riprodurre quegli schemi, ristretti e respingenti, nei contenuti trattati, nei modi utilizzati, nella propria postura educativa, di qualsiasi tipo di educazione si stia parlando, dallo 0 ai 99 anni. Riconoscere i propri stereotipi binari, saper leggere le pratiche che li riproducono, accettare i propri limiti e mettersi in discussione, sono le modalità più efficaci (e allo stesso tempo faticose) per immaginare, e creare, contesti educativi nuovi, aperti, capaci di essere vissuti da qualsiasi soggettività con serenità e pienezza.
Perchè non iniziare assieme, il percorso di decostruzione? Durante il laboratorio vedremo quali sono gli stereotipi binari più comuni sul genere, le abilità, le razze, le classi nelle parole che usiamo, nei modelli che utilizziamo, nelle pratiche educative che promuoviamo e li metteremo in discussione, partendo dal sè, dalle proprie esperienze, dai propri valori, per uscirne con nuovi strumenti e nuove possibilità.
In tempi recenti si è registrato un significativo incremento dei percorsi di educazione ai linguaggi dell’audiovisivo e del digitale rivolti alle scuole dell’infanzia e primaria, in alcuni casi sostenuti da specifiche linee di finanziamento (ad esempio nell’ambito dei bandi Cinema per la scuola).
Nei casi più strutturati, queste progettualità si collocano entro un consolidato quadro teorico di media education e promuovono a loro volta a riflessioni e pratiche per accompagnare l’incontro tra infanzia e linguaggi mediali. Risulta tuttavia meno esplorato il potenziale formativo di tali percorsi nei confronti degli altri soggetti coinvolti nei processi educativi, in particolare insegnanti e famiglie. La sostenibilità e la trasferibilità degli interventi proposti da soggetti esterni alla scuola dipendono infatti anche dalla possibilità di attivare apprendimenti adulti significativi, senza i quali il laboratorio in classe rischia di restare un episodio circoscritto, difficilmente in grado di incidere in modo duraturo sulle pratiche educative ordinarie.
Il contributo intende quindi interrogare le condizioni e le modalità attraverso cui un’attività condotta in classe può diventare occasione di formazione anche per le figure adulte coinvolte. A partire da alcune esperienze concrete di educazione all’immagine e al digitale nella scuola dell’infanzia e primaria, saranno analizzate diverse strategie progettuali e operative: la formazione strutturata del personale docente; la co-progettazione dei percorsi didattici; l’osservazione in situazione durante il lavoro delle figure esperte; la documentazione pedagogica e i materiali di restituzione rivolti alle famiglie; gli strumenti partecipativi utili a costruire continuità tra scuola e contesto domestico.
L’obiettivo è discutere come tali percorsi possano generare effetti formativi più ampi, contribuendo alla costruzione di una consapevolezza condivisa rispetto ai linguaggi dei media e promuovendo forme di corresponsabilità educativa tra scuola, famiglie, soggetti in ambito culturale e formativo, istituzioni.
17:40: Chiusura lavori
Venerdì 4 settembre – STRUMENTI
Federica Arenare è consulente nella progettazione e applicazione delle tecnologie nei processi di lavoro e insegnamento; da diversi anni si occupa di formazione sui temi della media, data e IA education. Ha un dottorato in Semiotica conseguito all’Università di Bologna, con un progetto di ricerca sulla traduzione digitale degli strumenti per l’insegnamento. Scrive e continua a fare ricerca sulle modalità con cui l’informazione viene veicolata da intelligenza artificiale, big data e social media.
Sofia Marasca è responsabile della comunicazione di Sineglossa. Nata e cresciuta nella campagna marchigiana, cerca senza sosta l’equilibrio tra sapere e saper fare. Dopo il liceo scientifico studia filosofia a Bologna, dove approfondisce il modo in cui l’essere umano costruisce sistemi di significato, dalla moda allo spazio urbano. Si laurea in semiotica con una tesi sulle forme dell’abitare provvisorio nei contesti di post-disastro, interrogandosi sul ruolo del trauma e della memoria. Credeva che spiegare semiotica fosse la cosa più difficile nella vita, poi ha conosciuto Sineglossa, dove è responsabile della comunicazione, e si è ricreduta. Collabora come project manager con Arci Jesi-Fabriano e Marche Music College.
In un articolo sul blog di Anthropic, un professore di Harvard, Matthew Schwartz, ha documentato un esperimento: guidare Claude nella stesura di un contributo di teoria quantistica dei campi, delegando al modello porzioni significative del lavoro matematico, come se fosse un assistente o uno studente collaboratore. Schwartz si è domandato cosa fare, allora, degli studenti stessi, ora che le posizioni junior e le collaborazioni di équipe sono messe sotto pressione dall’uso di modelli generativi.
Il rischio è che i professionisti nelle prime fasi di carriera restino schiacciati tra le figure senior e gli agenti IA, spesso usati proprio per delegare attività altrimenti svolte da (o insieme a) collaboratori junior. A partire da qui, il contributo si concentra sul ruolo tradizionalmente occupato dallo studente – dal tirocinante, dai ruoli entry-level in un ufficio – per domandarsi cosa sta cambiando nelle pratiche di lavoro che integrano l’IA, portando con sé conseguenze per la formazione di personale competente. Come apprenderanno i più inesperti in un dato settore? Inoltre, se il tema della formazione continua tenta di risolvere quello del mancato apprendistato in partenza, il rischio è sia di portare a un regime di apprendistato permanente, sia a un apprendistato delegato, per cui i “principianti” potrebbero trovarsi a usare a fini formativi i modelli generativi stessi, senza mediazione. Cosa accade all’acquisizione di competenze, a inizio carriera come negli aggiornamenti successivi, quando il lavoro non viene più distribuito ma delegato?
L’obiettivo è discutere le forme di delega che impoveriscono il ciclo di apprendimento – iniziale e continuo – su cui si regge la sostenibilità intergenerazionale dei luoghi di lavoro. Senza una riflessione collettiva su cosa preservare nei processi formativi – inclusi quelli non interni ai luoghi di lavoro, ma erogati dall’esterno, e quelli che accompagnano l’intera carriera – l’uso di modelli generativi rischia di consumare le condizioni della propria stessa riproduzione.
11:00 – Coffee break
Luca Ferrari è Professore Associato in Didattica e Pedagogia Speciale nel Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M. Bertin” dell’Università di Bologna. I suoi interessi di ricerca riguardano le politiche e le pratiche di educazione aperta, la progettazione didattica di percorsi eLearning e l’inclusione mediata da tecnologie digitali.
Federica Pelizzari è dottoressa di ricerca in Scienze della persona e della formazione e collabora dal 2016 con il CREMIT – Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Svolge attività di ricerca, formazione e progettazione nell’ambito della Media Education, delle tecnologie didattiche e dell’innovazione dei processi di insegnamento e apprendimento. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la progettazione di ambienti di apprendimento digitalmente aumentati, il game-based learning, il digital storytelling, il coding e la robotica educativa, e i modelli di didattica online e blended.
Marco Giacomazzi è contrattista di ricerca in Semiotica presso l’Università di Bologna, dove ha conseguito il dottorato in Philosophy, Science, Cognition and Semiotics. La sua ricerca verte sulla semiotica dei dispositivi digitali, approfondendo le relazioni tra uso delle tecnologie mediali, materialità, processi percettivi e dimensione discorsiva. È stato visiting student presso l’Université de Technologie de Compiègne e trainer per i progetti europei FakeSpotting e Brand New Inclusion.
12:50 – Pranzo
Matteo Uggeri si occupa di creatività e innovazione dell’apprendimento da oltre vent’anni, prima per METID e poi per la Fondazione Politecnico di Milano. I suoi ambiti di azione includono la gamification, gli intrecci tra creatività e apprendimento, l’open education, e le transizioni tra scuola, università e lavoro. Insegna presso il DOL, Master Online in tecnologie per la didattica, e fa parte della redazione della rivista Bricks per l’innovazione didattica; tiene corsi e laboratori su gamification e uso creativo dell’IA per scuole e aziende. Ha fatto parte del comitato scientifico dell’evento eXploring eLearning di Skilla ed è membro della rete Educazione Aperta Italia. Lavora come Senior Consultant per diverse aziende, tra cui Grifo Multimedia e askLea, e ha contribuito alla progettazione di numerosi serious game per contesti pubblici e privati. È autore de Il manuale dell’e-Learning. Guida strategica per la scuola e la formazione aziendale (Apogeo, 2020).
Quando l’IA fa il suo ingresso nella classe di lingua, il dibattito si divide quasi sempre tra tecnoentusiasti e tecnofobi. Per uscire da questa polarizzazione infruttuosa, la scuola ha bisogno di solidi ancoraggi metodologici capaci di rimettere al centro lo studente. Questo intervento propone un modello didattico che esplora il potenziale della GenAI coniugando due elementi chiave: il rigore dell’analisi testuale e la creatività della trasposizione multimediale. Al cuore della proposta c’è la traduzione intersemiotica (Jakobson, Hjelmslev, Eco). Gli studenti, partendo da un testo letterario di livello intermedio (B1/B2 CEFR), affrontano una rigorosa attività di smontaggio critico per isolarne i significati. Solo dopo questa profonda comprensione concettuale, il significato viene ricreato in un nuovo medium — immagine o video — dialogando con strumenti come Microsoft Copilot o Gemini. Il passaggio chiave risiede nel prompt engineering: non un semplice copia-incolla del testo (che genera output fallaci o superficiali), ma una riscrittura consapevole basata su una struttura articolata in nove punti. Il percorso si chiude con un’analisi comparativa orale in cui la classe valuta criticamente le scelte traduttive compiute dall’algoritmo. In questa modalità, l’IA smette di essere un mero automatismo e si trasforma in un strumento per lo sviluppo integrato delle competenze linguistiche, digitali e delle cosiddette “4Cs” (Collaboration, Communication, Creativity, Critical thinking). L’approccio ridefinisce profondamente la figura del docente. Accanto ai ruoli tradizionali di mediatore linguistico e interculturale, emerge oggi la necessità di un “mediatore digitale”: una guida indispensabile per governare le tecnologie con postura critica, trasformando l’aula in uno spazio di alfabetizzazione digitale autentica e consapevole.
Laura Cesaro è dottoranda in Robotica educativa e Intelligenza Artificiale presso lo IAS-Lab dell’Università di Padova. Insegnante di scuola primaria e formatrice, ha sviluppato e coordinato numerosi progetti su STEAM, robotica e IA finanziati da programmi PON, PNRR, Erasmus+ e dal Ministero dell’Istruzione. Dal 2019 al 2023 è stata selezionata tra i 120 esperti nazionali chiamati a guidare l’innovazione nelle scuole italiane, contribuendo in particolare allo sviluppo di percorsi su Donne e STEM, intelligenza artificiale e robotica. Laureata in Teorie e Metodologie dell’e-learning e della media education, si è occupata di piattaforme per l’apprendimento e didattica a distanza in ambito pubblico e privato, anche come consulente per l’innovazione scolastica. Scrive per riviste specializzate e collabora con reti di insegnanti impegnati sul cambiamento didattico; la sua attività di ricerca è documentata in atti di convegno e capitoli di libro.
15:50 – Pausa
I LLM sono strumenti versatili di analisi testuale, che consentono di facilitare pratiche di annotazione testuale, classificazione e analisi critica. Tuttavia, la rapida espansione e l’utilizzo hanno prodotto una forma di scetticismo circa una loro adozione permanente. La seguente proposta si pone lo scopo di interrogare le condizioni in cui i LLM possano diventare strumenti di supporto formativo attraverso un confronto attivo con gli stessi. A partire da un futuro progetto laboratoriale pensato per una classe della scuola di storytelling di Torino Scuola Holden, l’intervento riflette su come i LLM possano essere utilizzati come ambienti di confronto in cui strumento e utenti apprendono reciprocamente: il primo viene messo alla prova, criticato e ripensato alla luce delle pratiche interpretative degli studenti; i secondi sono invitati a rendere più esplicite, articolate e consapevoli le proprie modalità di lettura, argomentazione e valutazione del testo narrativo, a confronto con lo strumento.
In questa prospettiva, una forma laboratoriale simile assumerebbe una funzione di co-design: l’interazione con i modelli e gli strumenti costruiti sarebbero fondamentali non solo nella valutazione di limiti e potenzialità, ma anche nell’immaginazione, assieme a studenti, di strumenti futuri più aderenti ed efficaci. Interagendo con i LLMs e discutendone relativi outputs, mettendone alla prova i limiti e riformulando le categorie di analisi, gli studenti sarebbero chiamati a rendere più consapevoli i propri criteri di lettura, sviluppando capacità critiche e in relazione allo sviluppo di strumenti del domani.
Di conseguenza, proponiamo una riflessione più generale sull’uso dei LLM nelle pratiche laboratoriali, nella progettazione di strumenti che diventino oggetti di confronto critico, capaci di favorire consapevolezza metodologica, partecipazione attiva e, al contempo, apprendimento riflessivo.
Chi insegna, spesso ripete. Una guida di laboratorio per una classe, poi per un’altra. Un’attività a gruppi (jigsaw) con una metodologia, poi con un’altra. Esercizi, relazioni, materiali. Stessa logica, contesti diversi. Quando si lavora con l’intelligenza artificiale, questa ripetizione ha un costo nascosto: ogni volta si torna a spiegare da capo (o quasi) cosa, per noi, rende un artefatto didattico “fatto bene”.
Questo intervento parte da un’osservazione semplice, maturata in due anni di uso quotidiano dell’AI nella didattica: ciò che resta costante nel lavoro di un docente non è la classe, né la metodologia, né lo strumento ma è il proprio criterio di giudizio. Sapere quando un esercizio è sfidante, quando una guida di laboratorio è “inquired”, quando un’attività funziona davvero rispetto agli obiettivi prestabiliti. Le skill(s) (competenze) permettono di codificare questo criterio una sola volta e farlo riconoscere in automatico ogni volta che serve, senza riscriverlo da zero.
Non insegnano all’AI a fare qualcosa ma codificano come lo vogliamo noi. Nate in casa Anthropic, le skill sono oggi uno standard aperto, riconosciuto automaticamente anche da altri LLM e piattaforme: non è un tool proprietario, è un metodo trasferibile. Una skill si scrive in markdown, lo stesso linguaggio in cui ecosistemi moderni come Notion, organizzano ogni nostro materiale. Questo significa che Notion può diventare il contenitore naturale in cui le skill nascono, si organizzano, si condividono. L’intervento mostrerà, con esempi reali dal lavoro in classe, come si passa dal prompt ragionato alla competenza permanente.
Cosa portate a casa:
- un template Notion pronto da duplicare;
- raccolta di qualche esempio di skill;
- il roadmap per costruirne una propria.
17h10 – Chiusura lavori
Sabato 5 settembre – PERSONE
Alessandro Tolomelli è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”. Svolge le sue ricerche nell’ambito della Pedagogia generale e sociale e della devianza, con interessi rivolti all’epistemologia delle professioni educative, alle teorie e ai modelli dell’Empowerment, al Teatro dell’Oppresso, alla pedagogia dell’adolescenza, ai metodi di promozione della partecipazione attiva e alla pedagogia di comunità. Impegnato in numerosi progetti di ricerca, collabora con organizzazioni locali e internazionali e ha all’attivo oltre 100 pubblicazioni tra monografie, articoli scientifici, contributi in volume, curatele e traduzioni, premiate da prestigiosi centri di ricerca e istituzioni.
Con una formazione in storia delle (neuro)scienze, Matteo Borri sviluppa un approccio di ricerca orientato all’analisi critica dei modelli teorici che sottendono le pratiche cliniche, educative e computazionali. Il suo lavoro esplora l’intersezione tra storia della scienza, filosofia della medicina e pedagogia, con particolare attenzione al modo in cui categorie e paradigmi neuroscientifici storicamente situati possono informare la riflessione contemporanea sull’apprendimento e sull’intelligenza artificiale. In questa prospettiva ha preso parte alla progettazione, al tuning e al training di Platone AI, un assistente virtuale sviluppato da INDIRE per il supporto alla ricerca educativa e alla didattica.
Gabriele Benassi, docente umanista, è appassionato ed esperto di metodologie e ambienti di apprendimento. Attualmente nell’Équipe Formativa Territoriale dell’USR Emilia-Romagna e membro del Servizio Marconi TSI, si occupa da sempre di innovazione didattica, formazione dei docenti e sperimentazione metodologica. È stato consulente al MI per il PNSD ed è autore di numerosi articoli e contributi sui temi dell’educazione e della didattica digitale integrata per la scuola.
11:00 – Coffee break
Entrare in classe e dover mantenere l’immobilità, incrociare lo sguardo, rispondere all’istante. Per chi ha un funzionamento neurodivergente (per intenderci: ADHD, autismo, DSA, plusdotazione…) questo non è apprendimento: è sopravvivenza. La teoria dei cucchiai (“spoon theory”) spiega che la nostra energia quotidiana è limitata. Se consumiamo tutti i nostri cucchiai per fare “masking” – cioè per fingere una normalità che non ci appartiene – non resta più nulla per imparare. La classe tradizionale, così come è progettata oggi, esclude per design.
In questo intervento propongo di scardinare questo modello con due azioni concrete, politiche e pratiche.
La prima azione sposta il focus dal controllo alla cura collettiva attraverso la co-progettazione dei patti di convivenza. Capiamo come realizzare insieme regole d’aula che legittimino l’autoregolazione sensoriale e cognitiva di ogni persona. Lo stimming, il movimento libero, lo scarabocchiare o l’evitamento del contatto visivo non sono distrazioni, ma canali di ascolto e di sopravvivenza necessari.
La seconda azione affronta la sostenibilità di questa trasformazione per chi insegna, usando l’intelligenza artificiale generativa come tecnologia assistiva per l’Universal Design for Learning (UDL). Con prompt mirati, deleghiamo il lavoro meccanico di adattamento dei materiali: tradurre testi complessi in linguaggio chiaro (“plain language”), scrivere consegne esplicite a basso contesto e usare l’IA per produrre contenuti dai formati alternativi (podcast, video, mappe mentali).
L’obiettivo è automatizzare la parte più ripetitiva della didattica per liberare la risorsa più preziosa di chi insegna, ma anche per chi impara: il tempo per stare nella relazione, ascoltare le persone, e dedicarsi davvero all’insegnamento e all’apprendimento.
Nel panorama del lifelong learning, l’inclusione delle persone neurodivergenti richiede il superamento di modelli puramente clinico-sanitari a favore di pratiche educative critiche, accessibili ed emancipatorie. Il contributo adotta il paradigma dell’Edusemiotica e la prospettiva della semiosfera di Lotman per ridefinire il ruolo degli strumenti compensativi rivolti a studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e Bisogni Educativi Speciali (BES). L’obiettivo è mostrare come mappe concettuali, mappe mentali e schemi non costituiscano semplici protesi tecniche, ma dispositivi di traduzione segnica capaci di ristrutturare i processi cognitivi, sostenere l’accesso alla conoscenza e contrastare forme di povertà educativa. L’indagine si fonda sull’analisi qualitativa di un corpus eterogeneo di materiali didattici visivi, articolato su tre livelli: analogico, digitale e generativo, quest’ultimo riferito all’uso di sistemi di Intelligenza Artificiale. Il quadro teorico integra la triade peirceana di icona, indice e simbolo, la cooperazione testuale di Eco e le categorie plastiche di Greimas, con particolare attenzione alle dimensioni eidetiche, cromatiche e topologiche. L’analisi evidenzia che l’organizzazione dello spazio grafico, l’uso del colore e la sinergia multimodale tra codice verbale e visivo possono ridurre il carico cognitivo, sostenendo memoria di lavoro, comprensione e recupero lessicale. Tuttavia, l’efficacia dello strumento non è intrinseca: dipende da una convergenza semantica e da una negoziazione attiva tra testo, studente e docente. Il confronto con le piattaforme di IA mostra infine potenzialità e limiti della mappatura algoritmica, offrendo indicazioni per progettare ambienti di apprendimento flessibili e inclusivi, capaci di valorizzare la pluralità dei modi di significazione.
Parole chiave: Neurodivergenza, Apprendimento, DSA, Semiotica, Intelligenza Artificiale.
La gestione della salute nelle persone con disabilità intellettiva rappresenta una sfida cruciale, a causa delle difficoltà di accesso ai servizi sanitari e della maggiore vulnerabilità di questa popolazione. In Europa si stima che circa 20 milioni di persone presentino una disabilità intellettiva e, nonostante il diritto a un’assistenza sanitaria equa sancito dalla Convenzione ONU, persistono significative disuguaglianze nei bisogni di salute non soddisfatti. La digitalizzazione dei sistemi sanitari evidenzia il ruolo dell’alfabetizzazione alla salute digitale, ovvero la capacità di trovare, comprendere e utilizzare informazioni sanitarie attraverso strumenti digitali. Tuttavia, questa popolazione è spesso a rischio di esclusione digitale, con conseguenze sulla gestione autonoma della salute. Il progetto europeo ID-Health nasce per rispondere a queste criticità, promuovendo competenze digitali e sanitarie nelle persone con disabilità intellettiva. Il consorzio, composto da otto partner di Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Grecia, ha sviluppato un programma formativo accessibile e un catalogo di risorse digitali di facile utilizzo. Il percorso si articola in due aree principali: una iniziale, dedicata all’alfabetizzazione digitale e sanitaria, e una successiva, focalizzata su contenuti applicativi legati a prevenzione, stili di vita sani, benessere psicofisico e comunicazione con le figure di supporto. Inoltre, il progetto coinvolge attivamente stakeholder quali caregiver, familiari e professionisti.
Elemento centrale dell’iniziativa è l’approccio partecipativo: persone con disabilità intellettiva sono state coinvolte nella co-progettazione e validazione dei materiali, contribuendo a renderli più accessibili ed efficaci.
Durante la presentazione verranno illustrati il percorso formativo e alcuni materiali sviluppati, evidenziando il potenziale dell’alfabetizzazione alla salute digitale nel favorire autonomia, inclusione e qualità della vita.
12h50 – Pranzo
Salvatore Illiano è appassionato di cambiamento, antropologia, cultura, cura, diversità, educazione, innovazione sociale, libertà, progettazione, storia, terzo settore, welfare generativo. Devoto alla sua comunità e all’Economia Civile.
Impegnato lavorativamente e sentimentalmente con la Cooperativa LA PARANZA, artefice del processo di rigenerazione del Rione Sanità di Napoli basato sulla valorizzazione sostenibile ed inclusiva delle Catacombe di Napoli e del patrimonio culturale di uno dei quartieri storicamente più problematici della città.
Silvia Zanichelli è esperta in didattica dell’italiano L2 e pratiche di embodiment per Archilabò
Cristina Feola e Andrea Miti fanno parte del coordinamento operativo di équipe e operano in progetti di accoglienza del sistema SAI per persone migranti della Cooperativa Arca di Noè
Barbara Centrone è dottoranda di ricerca in Pedagogia Speciale all’Università di Roma Tre, con un progetto di ricerca sulla formazione degli insegnanti all’educazione sessuale comprensiva quale strumento di prevenzione del bullismo translesboomofobico e abilista. È membro del Laboratorio di Ricerca sull’Inclusione Scolastica e Sociale dell’Università di Roma Tre, e membro del GRIDS-Gruppo di Ricerca Italiano sui Disability Studies. Persona trans disabile, fa attivismo sul territorio romano e nelle istituzioni all’interno dell’Intergruppo Parlamentare per i Diritti Fondamentali della persona. Tra i suoi interessi di ricerca: la prevenzione delle discriminazioni, le rappresentazioni mediali dei corpi non conformi, la Vita Indipendente.
16:00 – Chiusura lavori

Anna Mancuso
Docente, formatrice, educational designer. Leggi la BIO
Anna Mancuso è docente e formatrice. Si occupa da anni di innovazione didattica, tecnologie educative, approcci STEAM e intelligenza artificiale applicata all’apprendimento. Collabora con enti e scuole per progettare percorsi formativi e laboratori rivolti a studenti e docenti.

Matteo Borri
Storico della scienza, ricercatore presso INDIRE. Leggi la BIO
Con una formazione in storia delle (neuro)scienze, Matteo Borri sviluppa un approccio di ricerca orientato all’analisi critica dei modelli teorici che sottendono le pratiche cliniche, educative e computazionali. Il suo lavoro esplora l’intersezione tra storia della scienza, filosofia della medicina e pedagogia, con particolare attenzione al modo in cui categorie e paradigmi neuroscientifici storicamente situati possono informare la riflessione contemporanea sull’apprendimento e sull’intelligenza artificiale. In questa prospettiva ha preso parte alla progettazione, al tuning e al training di Platone AI, un assistente virtuale sviluppato da INDIRE per il supporto alla ricerca educativa e alla didattica.

Stefano Kluzer
Responsabile progettazione DigComp per il Joint Research Center UE. Leggi la BIO
Stefano Kluzer è un economista, esperto di inclusione e competenze digitali. Nell’ultimo decennio si è occupato in particolare del Quadro europeo delle competenze digitali DigComp, con progetti sulla sua applicazione e come co-autore dei report di ricerca DigComp into Action Guide, DigComp at Work, DigCompSAT, e dell’ultima version del framework DigComp 2.2. E’ anche moderatore, per conto di All Digital, della DigComp Community of Practice.

Andrea Nardi
Professore presso IUL e ricercatore per INDIRE. Leggi la BIO
Andrea Nardi è professore presso l’Università Telematica degli Studi IUL. Dottore di ricerca in Scienze della Formazione e Psicologia collabora dal 2011 con INDIRE. Si occupa di educazione alla lettura e ai media, con particolare riferimento alla media literacy education e alle tecnologie dell’educazione. La sua ricerca è rivolta allo studio degli effetti cognitivi della digitalizzazione sulle pratiche del leggere, con particolare interesse agli aspetti neurolettura e neuropedagogia della lettura. Coordina il progetto di ricerca sulle biblioteche scolastiche innovative “Avanguardie Biblioeducative” e partecipa alle sperimentazioni di introduzione della lettura per piacere a scuola “Leggere: Forte!” e “Read more”. Nel 2022 ha pubblicato per Firenze University Press “Il lettore «distratto». Leggere e comprendere nell’epoca degli schermi digitali.”
Tre giornate, tre prospettive
Giovedì 3 settembre | Metodologie
Come si insegna, e come si impara davvero?
C’è una distanza, spesso silenziosa, tra come pensiamo che funzioni l’apprendimento e come funziona davvero. La prima giornata prova a stare in quella distanza, a esplorarla senza fretta.
Gli insegnanti sono al centro di una trasformazione che il sistema fatica a riconoscere: si chiede loro di fare sempre di più, in contesti sempre più complessi, con strumenti di supporto che spesso non bastano. Allo stesso tempo, i confini tra apprendimento formale e informale si fanno sempre più porosi — si impara ovunque, in modi che le istituzioni faticano a vedere e valorizzare. Vale la pena chiedersi: cosa riconosciamo come apprendimento? Chi lo decide?
C’è poi la questione del divario tra sapere e saper fare, tra teoria e pratica, che attraversa ogni livello del sistema formativo. Come si progetta un percorso che sia davvero significativo, e non solo efficiente? E cosa vuol dire significativo per persone con storie, bisogni e punti di partenza diversi?
Sullo sfondo, il rapporto dialettico tra scuola e mercato si polarizza tra formare alla cittadinanza e formare al lavoro: è possibile una sintesi?
Infine, il lifelong learning nella sua dimensione più concreta — il re-skilling, l’up-skilling — rimane con una questione aperta: chi ha davvero accesso all’opportunità di continuare a imparare?
Venerdì 4 settembre | Strumenti
Le tecnologie cambiano il modo in cui si insegna e si apprende. Ma in che direzione, e con quali conseguenze?
È difficile parlare di tecnologia e formazione senza scivolare in uno dei due estremi: l’entusiasmo acritico o la diffidenza pregiudiziale. Eppure è proprio in mezzo a questi due poli che si gioca la partita più interessante.
Gli strumenti digitali hanno un impatto sistemico sul mondo della formazione. Ma la domanda su chi ne beneficia davvero, e in quali condizioni, resta spesso senza risposta. L’intelligenza artificiale è l’esempio più recente e più rumoroso: promette molto, cambia qualcosa, ma cosa esattamente, e per chi? Come si fa a valutarne il portato reale nei contesti educativi e lavorativi, al di là delle narrazioni dominanti?
C’è anche una questione più strutturale: il digitale e le sue accelerazioni ampliano o riducono il divario di competenze? La tecnologia arriva nei contesti formativi spesso senza essere davvero integrata — adottata per obbligo o per moda, senza che cambi qualcosa di sostanziale nel modo in cui si apprende e si insegna.
Costruire un rapporto critico e consapevole con gli strumenti che usiamo non basta: come possiamo trasformare i processi in maniera sistemica e funzionale?
Sabato 5 settembre | Persone
La formazione continua non è neutrale. Riproduce disuguaglianze o le contrasta?
La formazione viene spesso raccontata come una risorsa universale, accessibile a tutti, capace di aprire opportunità indipendentemente da chi si è e da dove si viene. Ma i dati raccontano un’altra storia.
Le disuguaglianze educative non sono incidenti del percorso: sono strutturali, si intrecciano con quelle socio-economiche e geografiche, e tendono a riprodursi nel tempo. La povertà educativa non riguarda solo chi non ha accesso alla formazione — riguarda anche chi vi accede, ma non riesce a trovare in quell’esperienza qualcosa di trasformativo per la propria vita.
Chi rimane fuori dai sistemi formativi non lo fa per scelta. Lo fa perché quei sistemi sono stati pensati — spesso inconsapevolmente — per qualcun altro.
Le neurodivergenze, i percorsi migratori, le differenze culturali: tutto ciò che si discosta dalla norma implicita fatica a trovare spazio in contesti formativi ancora troppo rigidi.
La domanda che attraversa questa giornata è scomoda ma necessaria: la formazione è davvero una leva di emancipazione, o rischia di essere uno strumento di riproduzione di ciò che già esiste?
Come partecipare
Proponi il tuo contributo
FUORI CLASSE nasce per accogliere prospettive diverse e favorire il confronto tra esperienze, pratiche e punti di vista.
Per questo abbiamo aperto una call for contributions rivolta a ricercatrici e ricercatori, insegnanti, formatrici e formatori, professioniste e professionisti dell’educazione, organizzazioni, cooperative e realtà del terzo settore.
Cerchiamo interventi che affrontino uno dei temi della Summer School attraverso:
- ricerche e approfondimenti teorici;
- esperienze e pratiche educative;
- progetti e casi studio;
- riflessioni che intrecciano teoria e pratica.
La call aprirà l’8 giugno e sarà possibile inviare contributi fino al
30 giugno5 luglio 2026.
Iscriviti
È possibile partecipare gratuitamente a una, due o tutte e tre le giornate.
Il programma definitivo e le iscrizioni saranno disponibili su questa pagina a partire dal 30 luglio.
I posti per partecipare agli incontri sono limitati, ricorda di prenotare il tuo posto!

Anna Mancuso
Docente, formatrice, educational designer. Leggi la BIO
Anna Mancuso è docente e formatrice. Si occupa da anni di innovazione didattica, tecnologie educative, approcci STEAM e intelligenza artificiale applicata all’apprendimento. Collabora con enti e scuole per progettare percorsi formativi e laboratori rivolti a studenti e docenti.

Matteo Borri
Storico della scienza, ricercatore presso INDIRE. Leggi la BIO
Con una formazione in storia delle (neuro)scienze, Matteo Borri sviluppa un approccio di ricerca orientato all’analisi critica dei modelli teorici che sottendono le pratiche cliniche, educative e computazionali. Il suo lavoro esplora l’intersezione tra storia della scienza, filosofia della medicina e pedagogia, con particolare attenzione al modo in cui categorie e paradigmi neuroscientifici storicamente situati possono informare la riflessione contemporanea sull’apprendimento e sull’intelligenza artificiale. In questa prospettiva ha preso parte alla progettazione, al tuning e al training di Platone AI, un assistente virtuale sviluppato da INDIRE per il supporto alla ricerca educativa e alla didattica.

Stefano Kluzer
Responsabile progettazione DigComp per il Joint Research Center UE. Leggi la BIO
Stefano Kluzer è un economista, esperto di inclusione e competenze digitali. Nell’ultimo decennio si è occupato in particolare del Quadro europeo delle competenze digitali DigComp, con progetti sulla sua applicazione e come co-autore dei report di ricerca DigComp into Action Guide, DigComp at Work, DigCompSAT, e dell’ultima version del framework DigComp 2.2. E’ anche moderatore, per conto di All Digital, della DigComp Community of Practice.

Andrea Nardi
Professore presso IUL e ricercatore per INDIRE. Leggi la BIO
Andrea Nardi è professore presso l’Università Telematica degli Studi IUL. Dottore di ricerca in Scienze della Formazione e Psicologia collabora dal 2011 con INDIRE. Si occupa di educazione alla lettura e ai media, con particolare riferimento alla media literacy education e alle tecnologie dell’educazione. La sua ricerca è rivolta allo studio degli effetti cognitivi della digitalizzazione sulle pratiche del leggere, con particolare interesse agli aspetti neurolettura e neuropedagogia della lettura. Coordina il progetto di ricerca sulle biblioteche scolastiche innovative “Avanguardie Biblioeducative” e partecipa alle sperimentazioni di introduzione della lettura per piacere a scuola “Leggere: Forte!” e “Read more”. Nel 2022 ha pubblicato per Firenze University Press “Il lettore «distratto». Leggere e comprendere nell’epoca degli schermi digitali.”
FUORI CLASSE prenderà forma all’interno di TEST – nuovo prototipo urbano, in Viale Carducci 30, a Bologna.
Un’area demaniale dismessa che si apre per sperimentare nuove forme di relazione, attivazione, produzione, socialità, cultura e immaginazione dei luoghi.
Per tre giorni proveremo a fare la stessa cosa con l’apprendimento: costruire uno spazio aperto e condiviso in cui mettere in circolo esperienze, pratiche e prospettive differenti per immaginare insieme nuovi modi di apprendere lungo tutto l’arco della vita.
