Archilabò al Future summer camp!

Archilabò al Future summer camp!
20 giugno 2016 Giacomo Vincenzi

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Archilabò era presente al centro estivo più creativo e innovativo di Bologna: il Future summer camp, presso le Serre dei Giardini Margherita, organizzato da Kilowatt in collaborazione con tante altre realtà attive in campo educativo, sociale e artistico (Cibo Sociale, Fablab Bologna, MUVet, NETural Family, roBOt Kids, Tinkidoo, 2bhappy).

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 All’interno degli spazi in stile liberty riqualificati in questi ultimi anni, ci siamo sistemati nella gabbia dei leoni, un monolocale dalla curiosa forma a semicerchio e dall’ampia terrazza che fino a pochi decenni fa ospitava una coppia di leoni, visibili da chi passeggiava sul viale dei giardini grazie alle grandi vetrate.

Ristrutturata e rigenerata dopo anni di abbandono, è stata l’originale tana per i tanti bambini che hanno trascorso due settimane di educazione alle competenze del futuro, alla creatività e al saper fare (qui il programma completo!) e che hanno trascorso con noi due mattinate divertenti, intense e molto stimolanti.
Abbiamo proposto a circa quaranta bambini dai 5 ai 10 anni due laboratori che hanno stimolato la loro curiosità e voglia di imparare a usare strumenti nuovi
. E l’interesse è stato accompagnato dalle amicizie coltivate in questi giorni di inizio estate.

 L’obiettivo era ambizioso: divertirsi imparando i rudimenti del coding e della progettazione con Arduino. I dubbi iniziali, rappresentati dalla possibilità di scegliere progetti accessibili e accattivanti per tutti, grandi e piccini, femmine e maschi, sono stati fugati sin dai primi minuti, e la risposta è stata assolutamente positiva.

Il primo incontro coincideva con la prima giornata del Future summer camp, e nonostante i bambini non si conoscessero, non è stato complicato rompere il ghiaccio. Tutti equipaggiati con tablet o portatile, alla loro età hanno dimostrato una sorprendente dimestichezza con i mezzi informatici, a prova del fatto, ancora una volta, che si tratta di strumenti davvero ergonomici per la loro manualità. E i bambini accompagnano la capacità di maneggiare lo strumento con la conoscenza di termini e concetti tecnici fondamentali, come connessione, rete, segnale, sito, password.

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Presentando la lezione, abbiamo posto loro un problema stimolante: come progettare un videogioco? Iniziando dallo scoprire il codice che vi sta dietro, che fornisce ad essi ogni minima istruzione e che tutti, inconsapevolmente, usiamo. Ma possiamo davvero metterci le mani anche noi? Sì, grazie ad applicativi gratuiti come Scratch, o grazie alle lezioni online di codice che, come ci hanno confermato anche loro, pian piano stanno prendendo piede anche nella nostra scuola primaria.

Una volta scoperto il sentiero giusto, il divertimento è assicurato! Possiamo far pattinare sul ghiaccio la Principessa Elsa di Frozen, seguendo linee geometriche regolari, e così imparando i concetti di distanza e di ampiezza di un angolo. Oppure possiamo costruire capanne di legno con i falegnami Steve e Alex di Minecraft, guidandoli passo dopo passo sui percorsi indicati. Le due ore sono volate via senza che ce ne accorgessimo.

Future summer camp

Il secondo appuntamento ci ha visto invece alle prese con alcuni progetti di Arduino. Se il martedì precedente avevamo alcuni dubbi legati all’organizzazione della lezione, fugati dall’intraprendenza e dall’autonomia dei bambini, nonché dal loro straordinario interesse per i videogiochi, questa volta gli ostacoli sembravano più ingombranti. Per armeggiare con i kit di Arduino i bambini sono stati divisi in cinque gruppi da quattro componenti. Soltanto un bambino su venti aveva già visto questi strumenti, per gli altri rappresentavano una novità assoluta. Spesso questi aggeggi sono una novità per un trentenne, figuriamoci per una bimba di sette anni! Ma a sette anni, si sa, le novità sono meno scioccanti e più maneggevoli.

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Infatti, una volta eseguita con il massimo impegno l’inevitabile captatio benevolentiae, grazie ai filmati dei droni, dei robot e dei sistemi automatici realizzati con il micro-controllore open source, l’entusiasmo non è stato minore di quello riservato ai videogiochi. Anzi. I gruppi si sono trasformati in squadre organizzate e attente a scegliere la resistenza o il led giusto da posizionare in punti ben precisi della breadboard, e collegandoli poi al pin richiesto di Arduino.
I progetti realizzati sono stati due: il primo, interfaccia per astronave, serviva a entrare in confidenza con tasti, led e cavetti. Il secondo invece, tastiera musicale, ha introdotto il componente buzzer, un piccolo campanello analogico, e mostrato l’effetto delle resistenze sulla corrente: maggiore resistenza, minore corrente, minore frequenza e quindi note più basse. Nonostante il fisiologico calo di attenzione, in tre ore i bambini sono riusciti a completare entrambi i progetti: un risultato del tutto inatteso a inizio mattinata, una grande fatica e una grande soddisfazione!
I partecipanti sono stati in grado di manipolare gli apparecchi elettronici e di controllare poi gli effetti del codice scritto nell’IDE di Arduino su di essi, ritrovando quei concetti introdotti già la settimana prima.

I computer e le strumentazioni elettroniche sono oggetti costruiti dalle mani degli uomini e programmati dalle loro menti: un concetto umanistico da non dimenticare mai.

Filosofo, maker e papà.